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Kirjailija
Cesare Beccaria
Kirjat ja teokset yhdessä paikassa: 54 kirjaa, julkaisuja vuosilta 1986–2025, suosituimpiin kuuluu De los delitos y de las penas. Vertaile teosten hintoja ja tarkista saatavuus suomalaisista kirjakaupoista.
L'opera, stampata per la prima volta a Livorno da Marco Coltellini, incontr un notevole successo ed ebbe vasta eco in tutta Europa. Fu apprezzata nella Milano illuminista, fu vista come il prodotto dell'attivit innovatrice in Francia (dove incontr l'apprezzamento entusiastico dei filosofi dell'Encyclop die, di Voltaire e dei philosophes pi prestigiosi che lo tradussero con le note di Denis Diderot) e lo considerarono come un vero e proprio capolavoro, e messa subito in pratica dalla zarina Caterina II di Russia. Questa fu scritta in francese poich in questo periodo era forte l'egemonia della Francia e le persone di cultura lo parlavano e lo scrivevano, con naturalezza, anche se di diversa nazionalit . Thomas Jefferson e i padri fondatori degli Stati Uniti, che la lessero direttamente in italiano, ne presero spunto per le nuove leggi costituzionali americane. Alcuni studiosi ritengono che l'opera sia stata scritta da Pietro Verri e pubblicata anonima a Livorno (per paura di attirare sull'autore i fulmini del governo austriaco), a nome di Beccaria. Non esistono tuttavia prove di ci e anche lo stile appare diverso. Lo stesso Verri si ispir al libro per scrivere le Osservazioni sulla tortura. Di questo trattato Voltaire scrisse un commento 1]. Sull'onda del successo di questa proposta di riforma giudiziaria, la pena di morte fu abolita per la prima volta nel Granducato di Toscana, il 30 novembre 1786. Nel 1766 il libro viene incluso nell'indice dei libri proibiti a causa della sua distinzione tra reato e peccato: "Le precedenti riflessioni mi danno il diritto di asserire che l'unica vera misura dei delitti il danno fatto alla nazione, e per errano coloro che credettero vera misura dei delitti l'intenzione di chi gli commette. Questa dipende dalla impressione attuale degli oggetti e dalla precedente disposizione della mente" 2]. Beccaria affermava che il reato un danno alla societ e quindi all'utilit comune che si esprime come idea nata dal rapporto fra uomini, dall'urto delle opposizioni delle passioni e degli interessi (chiaro riferimento alla teoria contrattualistica rousseauviana, che vede nella societ una sommatoria e un deposito delle libert particolari alle quali per una parte l'uomo rinuncia per uscire dallo "stato di natura"); il peccato invece, si costituisce come un reato che l'uomo compie nei confronti di Dio, che quindi pu essere giudicabile e condannabile solo dallo stesso "Essere perfetto e creatore" 3], confinato dallo scrittore ad un ambito puramente metafisico: "Se ha stabilito pene eterne a chi disobbedisce alla sua onnipotenza, qual sar l'insetto che oser supplire alla divina giustizia, che vorr vendicare l'Essere che basta a se stesso, che non pu ricevere dagli oggetti impressione alcuna di piacere o di dolore, e che solo tra tutti gli esseri agisce senza reazione?" 4]. L'ambito in cui il diritto pu intervenire legittimamente non attiene dunque alla coscienza morale del singolo, che per l'autore sia imperscrutabile da parte dell'uomo, tanto quanto fraintendibile nell'intenzione. All'uomo deve interessare l'esito dell'azione, non la premessa. "La gravezza del peccato dipende dall'imperscrutabile malizia del cuore. Questa da essere finiti non pu senza rivelazione sapersi. Come dunque da questa si prender norma per punire i delitti? Potrebbono in questo caso gli uomini punire quanto Iddio perdona, e perdonare quanto Iddio punisce." 5] Notevole che tra le fonti del Beccaria spuntino anche alcune epistulae "Contra Iudices" di Teodolfo d'Orl ans, dove Teodolfo invita i giudici ad essere equi nel comminare pene proporzionate al delitto, fornendo una bella e profonda riflessione sull'essenza della giustizia e del diritto.
Published in 1764, On Crimes and Punishments by Cesare Beccaria (1738-1794) courted both success and controversy in Europe and North America. Enlightenment luminaries and enlightened monarchs alike lauded the text and looked to it for ideas that might help guide the various reform projects of the day. The equality of every citizen before the law, the right to a fair trial, the abolition of the death penalty, the elimination of the use of torture in criminal interrogations-these are but a few of the vital arguments articulated by Beccaria. This volume offers a new English translation of On Crimes and Punishment alongside writings by a number of Beccaria's contemporaries. Of particular interest is Voltaire's commentary on the text, which is included in its entirety. The supplementary materials testify not only to the power and significance of Beccaria's ideas, but to the controversial reception of his book. At the same time that philosophes proclaimed that it contained principles of enduring importance to any society grappling with matters of political and criminal justice, allies of the ancien régime roundly denounced it, fearing that the book's attack on feudal privileges and its call to separate law from religion (and thus crime from sin) would undermine their longstanding privileges and powers. Long appreciated as a foundational text in criminology, Beccaria's arguments have become central in debates over capital punishment. This new edition presents Beccaria's On Crimes and Punishments as an important and influential work of Enlightenment political theory.